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 Regionale per chiss dove in partenza dal terzo binario...
23.07.2007
Repulsione


  Forse è normale così.
  Dopo l'abbuffata ti metti a dondolare sulle zampe della sedia, butti il tovagliolo sul tavolo, giocherelli con la forchetta o con gli avanzi di mollica: ti scoli l'ultimo goccio d'acqua, controlli che nel cestino del pane non sia rimasto nulla e, dopo aver guardato l'orologio per vedere fino a che ora siete stati a tavola, ti godi quell'immensa sazietà che sembra una risposta cosmica.
  Ma quanto può durare, poi, la digestione?
  E se dopo tanto e tanto tempo dall'abbuffata quell'immenso stomaco che è il tuo cuore ancora ti fa sentir male all'idea di mangiar qualcosa, cosa c'è che non va? Forse non è stato ancora smaltito tutto?
  So che il paragone è poco riuscito, e me ne scuso. Ma stasera, girovagando con Sandro, mi scoprivo repellente, fobico, come un bulimico dopo. E non ne capisco il perché, davvero, non vedo la motivazione di tutto questo lungo macerare dentro. Probabilmente non è ora di cena. O forse non è la cosa giusta da fare.
  Allora, quale destino resta?

scritto da Only Happy alle ore 01:48 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
20.07.2007
Felafel

Mi piace guardare le cime dei pini contro il cielo viola.
scritto da Gays_Only alle ore 10:59 commenta    leggi commenti (0)
17.07.2007
Ancora qui....


Più che altro dovrei mettere questo intervento in un'apposita sezione intitolata "Gays -ancora- alive", ma non ho tempo di crearla, quindi bene così. Si ricomincia; Quante volte l'ho detto? Erano tutte vere? Chissà, forse a loro modo, forse erano momentaneamente vere, forse erano del tutto scollegate da me, dalla realtà e dalla vita activa del momento (ipotesi più probabile). Periodo di grandi cambiamenti, di dinamiche che prendono forma, di spostamenti sull'asse della vita, una specie di personalissimo equatore che cerca continuamente un equilibrio. Alcune persone se ne vanno, altre arrivano in nuove vesti, altre ci sono sempre ed è un piacere e una conquista continua. Devo ricominciare a scrivere, per diletto e per dovere. Incombe un concorso, e una certa tesi ha bisogno di una revisione generale ed accurata. Mi farà bene, sento migliaia di parole scorrermi nella testa ed avere fretta di scendere su carta. Sono un fiume in piena, "potrei scrivere i versi più tristi stasera", già, ma potrei scrivere anche i più belli, o semplicemente i più "miei". Mille parole non mi bastano, voglio spazio, voglio aria a sufficienza per descrivere tutto, per urlare, per domandare, per chiedere, scansionare i pensieri, farne concretezza, renderli immanenti. Mille parole con Happy alcune sere fa, parole di noi, parole naturali. Mille parole ancora ieri sera e stamattina, parole che non bastano a descrivere, parole che vorrebbero farsi materia per essere collocate in un album di fotografie e guardate ogni volta che se ne ha voglia. Mille parole non rilette quelle che sto scrivendo. Ora basta, devo organizzarmi la giornata, e come sempre....sto in ritardo!!!! Comunicazione di servizio: Happy, non ho più la barra con il giustificato, i colori e i font, ci pensi tu?

scritto da Gays_Only alle ore 15:18 commenta    leggi commenti (0)
14.07.2007
Betta
 
  Speravo di trovarla.
  Medoro preferisce andare dagli amici suoi; io invece, come quella volta con Veronica (che amava solo musica sinfonica), resto fedele a questo piccolo punto fermo.
  Entro. Lei dice: "Sapevo che oggi sarebbe passato qualcuno".
  Mi chiede se so. Vago. Di cosa? Ah, quello, sì, qualcosina appena appena.
  Allora mi comincia a raccontare. Di lui ma non solo: degli studi che ha ripreso, dei suoi traslochi, di frammenti della sua vita.
  Così un'oretta passa, piacevole. Andandomene mi fa: "Sai più cose su me di lui".
  Facendo a piedi quel po' di strada, non sono più sicuro che le parole siano quel grande malinteso.
 
scritto da Only Happy alle ore 11:32 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
04.07.2007
Ci vuole orecchio
 
E' duro ammetterlo, per un musicista.
  Vado fuori tempo.
  Cioè, ho imparato a rispettare i binari, ternari e quaternari, la a-matematica suddivisione in terzine, sono un maestro del battere e levare - ma nella vita ho sempre sbagliato entrata.
  Sembra una costante durante tutta la mia esistenza: forse partecipavo a concerti in cui non avevo provato, forse mi avevano consegnato le parti di qualcun'altro, forse non avrei dovuto nemmeno essere lì - fatto sta che sbagliavo l'attacco, l'intonazione, tenevo invece di stringere, acceleravo invece di andare sul ponticello, mi sfiatavo nella sordina quando avrei dovuto tacere.
  Così le cose hanno preso la loro strada, ed io che ogni volta mi ripromettevo impegno, studio ed intuito. Niente, proprio niente: disarmonico, dodecafonico, quasi seriale.
  Eppure eccomi qui, pronto a sbagliare la parte di nuovo. Coscientemente, stavolta. Perché l'a solo va fatto, sempre, anche stonato, anche a forza: sfidare le stelle, sempre.
  Da capo, quindi, ed attenzione al levare. E come diceva il buon Buccitti: Guardiamoci.
 
scritto da Only Happy alle ore 23:29 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
02.07.2007
I soli
 
Meraviglioso come l'aggettivo sia omografo (e forse anche omofono) al sostantivo.
  Vorrà forse dire qualcosa.
 
 
I soli sono individui strani
con il gusto di sentirsi soli fuori dagli schemi
non si sa bene cosa sono
forse ribelli forse disertori
nella follia di oggi i soli sono i nuovi pionieri.

I soli e le sole non hanno ideologie
a parte una strana avversione per il numero due
senza nessuna appartenenza, senza pretesti o velleità sociali
senza nessuno a casa a frizionarli con unguenti coniugali.

Ai soli non si addice l'intimità della famiglia
magari solo un po' d'amore quando ne hanno voglia
un attimo di smarrimento, un improvviso senso d'allegria
allenarsi a sorridere per nascondere la fatica
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.

I soli si annusano tra loro
sono così bravi a crearsi intorno un senso di mistero
sono gli Humphrey Bogart dell'amore
sono gli ambulanti son gli dèi del caso
i soli sono gli eroi del nuovo mondo coraggioso.

I soli e le sole ormai sono tanti
con quell'aria un po' da saggi, un po' da adolescenti
a volte pieni di energia a volte tristi, fragili e depressi
i soli chan l'orgoglio di bastare a se stessi.

Ai soli non si addice il quieto vivere sereno
qualche volta è una scelta qualche volta un po' meno
aver bisogno di qualcuno, cercare un po' di compagnia
e poi vivere in due e scoprire che siamo tutti
soli, vivere da soli
soli, uomini e donne soli.

La solitudine non è malinconia
un uomo solo è sempre in buona compagnia.
 
 
  Sempre Gaber, ovviamente.
  E a proposito di certe ore affollate.
scritto da Only Happy alle ore 23:44 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
02.07.2007
Un'altalena
 
Forse è questo.
  Questo che cerca Sandro che si rinchiude due anni in una caserma di marescialli per riuscire a volare.
  Questo che proverei buttandomi con un paracadute, un bungee-jumping, pesca balinese o semplicemente immergendomi in un mare mio.
  Questo che ognuno chiama con un nome diverso ma che forse è uguale per molti.
  E allora basta davvero solo un'altalena? Solamente così poco?
  Manca la gravità.
  Un piccolo, breve secondo nuoti nel nulla. Quasi da gravità zero, quasi da missione spaziale.
  In più è anche buio. E c'è silenzio. E il resto del mondo dista decine e decine di metri. E non rompono le balle nemmeno i grilli, che saranno pure bucolici ma fan tanto casino. Quindi il peso si alza dal cuore, semplicemente, il respiro diventa più leggero.
 
 
  Ora Gays starà tornando a casa, forse è già tornata. Vorrei sapere perché ho cominciato a parlare, vorrei sapere perché ha detto proprio quel che ha detto.
 
  (Fare i duri è inutile, riesce bene solo nei film.)
 
  Trovata una risposta alle domande di ieri: non permetto a nessuno d'imporre la sua, ecco perché. Ed ecco perché fa doppiamente male.
  Eppure l'altalena continua, leggera, cigola come tutte le altalene del mondo, ti sottrae alla gravità, toglie pesi, apre porte del tempo, crea isole, maieuticamente agisce.
  E allora andate a morire ammazzati. Tutti.
scritto da Only Happy alle ore 01:10 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
18.12.2006
Pericoli

  Scorro con gli occhi il pericolo che ho corso.
  Ero a tanto così da entrare con tutti i piedi in qualcosa che... Che grazie al cielo ha preso un'altra strada. Ripercorro vicoli dell'anima che scopro piacevolmente sopiti, come se avessi finalmente tolto tanti inutili e stupidi e controproducenti orpelli per ridurre tutto ad un'essenzialità più oggettiva, ad una sinteticità che mi permette di vedere le cose in maniera più chiara.
  Proprio qualche giorno fa sentivo le parole "Da offuscare la mente": proprio quello che intendevo.
  Penso a tanti, mille pericoli: agli idilli che si son rivelati prigioni, ai gesti di bontà che si son rivelati inganni. Ho risposto con l'unica formula che conosco, tirare dritto anche se l'anima lascia fratumi. Solo stamattina mi sono scoperto autore di saltafossi, ma non troppo convinto. Guardo le mie ferite, quelle nuove che contro ogni ragionevole previsione aumentano ancora, e quelle vecchie che, analfabete, ignorano l'esistenza di vocaboli come "rimarginarsi", "cicatr
izzarsi": strano credere che le cose possano andare o possano essere andate davvero così.
  E il pericolo grande, immenso pericolo che sovrasta la mia testa è che le cose potrebbero ancora andare davvero così.
  Il pericolo è un rischio? E cosa resta da rischiare, ora?

scritto da Only Happy alle ore 10:02 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
23.10.2006
Di ritorno da un viaggio in me
 
 Torno a scrivere dopo settimane di silenzio.
La ragione è molto banale: non sapevo cosa scrivere. Avevo in me solo sensi di colpa e dolore (non che adesso siano svaniti completamente, intendiamoci), poi ci sono state due serate illuminanti.
 
 Sabato c'è stata la Gulu Walk, un'iniziativa di Amref per sensibilizzare le istituzioni tutte sul dramma che da oltre 20 anni vive la regione del Nord Uganda.
 Bella serata, un paio di documentari, Giobbe Covatta, Luca Zingaretti, J. L. Touadì, e ancora il direttore di Amref Uganda Joshua Kyallo, insomma, ero lì in piedi a piazza del Pantheon e la mia mente viaggiava tra le piccole cose di tutti i giorni, i grandi dolori, i grandi lutti -metaforici e non- che hanno attraversato la mia vita e la pioggia fina fina che scendeva.
 La serata si sta per concludere, annunciano l'esibizione di un musicista senegalese, ci sediamo per terra su una stuoia ad ascoltarlo e quando sale sul palco...."questo non è un musicista, è un griot!!"
 
 Pape Kanoute è un griot senegalese, un cantastorie, o come lui ama definirsi, un missionario della musica e della cultura , cioè colui che tramanda la storia orale dell Africa. Suona la kora, uno strumento a corde.
 Rimango incantata. La sua voce, le mani sulle corde, gli occhi insieme severi e dolci, tutto di lui e dell'atmosfera che riesce a creare mi rapisce.
 La serata è veramente finita, ma c'è ancora tempo per andare da lui e "It's a honor to meet you....".
 Torno a casa con quella musica nella testa, con le immagini dell'Africa, i colori, i suoni, le voci, e tutto sembra acquistare una dimensione diversa, non ridursi, no, ma cambiare di prospettiva.
 
 Chi l'avrebbe detto, poi, che la sera dopo mi sarei ritrovata a ballare musica reggae con dei ragazzi di Nairobi e parlare di Ali Farka Tourè con un' avvocatessa del Mali!
 
 E ora si ricomincia, sto ancora mettendo a posto molte cose, la fatica è tanta, la prospettiva, seppur diversa, non è certamente rosea. Ma ieri sera ho visto quanto si può fare avendo praticamente niente.
scritto da Gays_Only alle ore 14:10 commenta    leggi commenti (0)
02.10.2006
Identità

  Per vari e imprevedibili corridoi mentali sbuco nel labirinto spietato dell'identità.
  Giro come un topo da laboratorio, bianco dalla paura, piccolo, spaventato, terrorizzato, veloce e schizofrenico come un epilettico o un asmatico o un claustrofobico. La risposta è qui dietro, penso ad ogni angolo, o dopo quell'altro ancora - ma ogni volta sbatto prepotentemente il grugno , ma ogni volta la strada è chiusa o, peggio ancora, non finisce ma confluisce in altri vicoli d'identità che avrei raggiunto da altre vie della ricerca e della sperimentazione di sé.
  In questo Monopoli kubrickiano del Sé corro come se altri avessero gettato i dadi per me, sfuggendo ma allo stesso tempo ricercando una qualsiasi casa per non dire anche un fatiscentissimo albergo (che sia a Vicolo Corto o al Parco della Vittoria in fondo importa poco). Ma niente, le caselle-corridoi dove credevo di potermi almeno riposare si rivelano scivoli che inevitabilmente, per quanto io voglia far finta di niente e aggrapparmi a tutti i costi a qualunque cosa, subito mi ributtano in questa corsa sfrenata dove non esiste il tempo di un respiro, di un riposo.



  Alla fine, temo, il labirinto non avrà sbocchi. Anzi, francamente non ricordo nemmeno un'entrata.
  Ci sarà un'uscita o questa resterà per sempre una questione eternamente
in progress?
  Nell'attesa, saluti da Arezzo.
scritto da Only Happy alle ore 16:53 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)
30.09.2006
Frosinone, 5,01 a.m.

  La sveglia ha già suonato alle quattro e mezza.
  La cravatta non voleva costringersi in un nodo decente.
  Il taxi arriva dieci minuti dopo (è sempre così: arriva dopo l'ora prevista, in orario, cambiano l'ora prevista...) e io grazie al Cielo che ho la mia giacca a vento o sarei morto dall'intirizzimento.
  Il mio collega si chiama Clemente: prossimo alla pensione, di Aquino (come San Tommaso o d'Arpino come Cicerone? Forse mi confondo col pulitore che ieri sera faceva gli occhi dolci a Veronica...). Mi chiede così, en passant, se sono abilitato.
  La barista ha sempre il sorriso di traverso. Prepara due cappuccini, ci prendiamo le paste (una cosa alla volta, finché non ti porge le tazze sul piatto l'idea di farti lo scontrino le sconvolge il sistema cognitivo). La mia bomba alla crema è praticamente senza crema.
  Eppure il tepore del bar, il silenzio, il mondo di fuori ancora addormentato, Clemente che farà fare tutto a me perché lui vuol scendere in itinere, la Mannoia che alla radio canta:
 
E se l'amore che avevo non sa più il mio nome
come i treni a vapore, come i treni a vapore,
 
  anche la barista che accenna un sorriso...
  Non chiamarla "felicità": non chiuderti in quattro mura di stupide definizioni davvero piccoloborghesi. E' piuttosto una piccola beatitudine, un frammento di benessere - e subito salgono le uniche parole per raccontarla:
 
E sto bene
e sto bene come uno che si sogna.
scritto da Only Happy alle ore 18:25 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
25.09.2006
Io resto perplesso
 
Di fronte a mille, troppe cose.
  All'adorabile Veronica ("amavi solo musica sinfonica / ma la suonavi con la fisarmonica..."), troppo carina per avere altri interessi all'infuori del colore dei suoi occhi da miciona di San Policarpo.
  Alla psicologia e al perché di certe cugine non escludendo dalla perplessità i nomi dei suoi figli ("Se è una lei, Ermione o Ofelia." "Ofelia?" "Ofelia." "Dai, ti prego, e se ti nascono due gemelli li devi chiamare Rosencratz e Guildestern, ti prego!...").
  Al meraviglioso metro di altri cugini che forse appiattisce un po' i complessi processi della vita, però sembra tanto efficace!...
  Alle non piacevoli sorprese, a ristoranti che aspettano da vent'anni, a un vecchio brontolone.
scritto da Only Happy alle ore 10:33 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
20.09.2006
Di passaggio
 
 Da quanto non scrivevo?
Non farò un riassunto delle puntate precedenti, sarebbe lungo, doloroso e poco interessante per voi.
 La tesi procede, e ora procede proprio bene visto l'entusiasmo dell'assistente. La biblioteca ormai è la mia seconda casa e il mio terrore è che diventi a breve la prima (sigh).
 Il resto....il resto scorre. Fluido e allo stesso tempo in tempesta, come sempre.
 Vorrei scrivere di quello che sto leggendo, ma ho troppa fretta di tornare a leggere! :P
 Alla prossima! ;)
scritto da Gays_Only alle ore 20:53 commenta    leggi commenti (0)
07.09.2006
Una tranquilla mattina di terrore
 
  Esco da Mel nell'agostana ritardataria canicola, supero con un balzo menneico (che non balzava ma sprintava, vabbè) i mega-ultra-iper-cartelloni assassini del Mac (così caschi, ti sloghi una gamba e già che ci sei lenisci il dolore con un doppio-super-ultra-triplo-cheeseburger) quando, all'improvviso, di fronte al Museo Nazionale Romano, l'orda barbarica!
 
 
  Una massa, una marea, una folla sterminata di cinesi barra giapponesi avanzano a miliardi (forse sono cinesi) con il solito sorriso idiota stampato sulle loro facce industrialmente prodotte idiote (forse sono giapponesi).
  Non posso retrocedere, non posso deviare: posso solo affrontarli e pregare. M'insinuo, supero l'avanguardia, raggiungo il centro del gruppo, intravedo la retroguardia, sento già gli occhi appiattirsi e allungarsi ai lati, corro evitando il contatto fisico, alzo una mano a raggiungere la retroguardia e la vedo già itterica quando finalmente con un ultimo eroico slancio riesco ad uscirne. Indenne? Spero.
  Attraverso piazza dei Cinquecento immerso in riflessioni.
 
  1. Odio i cinesi (se erano cinesi).
  2. Odio i giapponesi (se erano giapponesi).
  3. Già che ci sto, odio i filippini e anche i vietnamiti (tranne quelli che si chiamano Ho Chi Minh).
  4. Se mi sposto un po' più a ovest scopro di odiare gli arabi.
  5. Appena sopra e odio bulgari e rumeni e slavi (purché non russi... Ma no, anche i russi!).
  6. I polacchi, poi, che se non ci davano quel papa il mondo era un mondo tanto migliore... e più rosso!
  7. Albanesi, macedoni e simili: idem con patate.
  8. A pensarci bene, odio anche gli svizzeri (insulsi). E gli austriaci (hanno seppellito Mozart in una fossa comune). E i tedeschi con la loro lingua assurda e le loro vacanze in Italia rigorosamente in canottiera e mutandoni simil-pantaloncini.
  9. Anche i francesi, che non vogliono imparare l'inglese.
  10. E gli inglesi, che non devono imparare l'inglese.
  11. Per quanto riguarda gli americani, poi...
 
  Mi fermo un attimo. Riconsidero tutto: spavento, terrore, paura. Poi trovo anche l'anello mancante (12. Odio anche gli italiani, nordisti, sudisti, centristi, tutti) e tiro un respiro di sollievo.
  Meno male, non sono razzista.
 
scritto da Only Happy alle ore 17:12 trackback (0) commenta    leggi commenti (1)
21.08.2006
Musica, maestro!
  (chi scopre il calembour del titolo verrà baciato pubblicamente.)
 
Vivere, non riesco a vivere
 
  Qualcosa comincia a farsi strada.
  Non chiamiamole risposte, per carità, o soluzioni: diciamo soltanto che qualcosa fors'anche di luminoso comincia ad intravvedersi in questa fitta, fittissima tenebra che da così tanto tempo e così ostinatamente mi avvolge.
  (Le dita vanno come sul mio vecchio, impolverato, scordato, dimenticato pianoforte. Bellissime.)
 
 
  Entro in cabina, perché non è carino non solidalizzare coi colleghi sul luogo di lavoro. Entro e - musica! Avevo appena lasciato Dostojevskij ed ecco Ciajkovskij e l'emozione del suo Concerto per pianoforte che mi assale in tutta la bellezza che non si può spiegare del mondo buio su un locomotore che frena e sfrena secondo l'occhiolino che gli fa il segnale, unico piccolo dispotico sole.
  Un macchinista ha preso un lettore Mp3 portatile e, collegate due casse portatili, lascia che tutto il repertorio registrato scorra all'insaputa dei pochi passeggeri.
  (Penso che forse la diffusione sonora può servire più per trasmettere musica che informazioni, ma non lo riferirò mai ai superiori.)
  Vanno canzoni anni '60-'70 rivisitate dagli Avion Travel, Finardi e Branduardi che cantano Je te voglio bene assaje... Canticchio qualcosa, ma quando prendo il via con
 
  Vivere, non riesco a vivere
 
il collega si gira e mi guarda con due occhi così, visibilmente incredulo e compiaciuto. Mi coccola, allora, mi vizia con quanto di più bello abbia prodotto la musica da un cinquantennio a questa parte. (Gli manca un po' di Jannacci, a dirla tutta, però non ci si può lamentare, davvero.)
 
 
  Qualcosa comincia a farsi strada. Questa serata per me ha un senso, un senso bello e importante. Qualcosa di luminoso comincia a graffiare questo buio - e forse un po' mi dispiace, in fondo (come risuona quella cabina appena un'ora fa)
 
Because the night belongs to lovers.
scritto da Only Happy alle ore 23:04 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
18.08.2006
"Come te movi fai danni!"
 
 Mi dicevano così da piccolina, "Come te movi fai danni!", il che non era del tutto sbagliato, ho sempre avuto una spiccata attitudine a rovinare tutto ciò che mi era intorno.
 Così ho imparato ad essere delicata, a posare lievemente le mani su qualsiasi cosa io debba toccare, e invece ora mi accorgo che non è la delicatezza dei gesti, dei movimenti, delle mani che dovevo cercare.
 Le mie mani sono fin troppo delicate.
 
 Ferisco le persone non appena apro bocca, ogni volta che prendo decisioni, ogni volta che mi muovo in qualche direzione.
 
 La cosa assurda (o forse molto logica) è che le prime persone ad essere colpite sono quelle a me più vicine, e questo crea un conflitto interno, una specie di dissonanza che non riesce a farmi dormire la notte.
 
 Mi dovrebbero esiliare!
 
 
 Volevo vedere dei film in inglese, vedrò "Edward scissorhands".
scritto da Gays_Only alle ore 11:06 commenta    leggi commenti (1)
12.08.2006
And so I swing....
 
 Una serata di stelle senza stelle. Una notte fresca (fredda, a volte) passata in un paesino di montagna a cercare un astro che possa esaudire i nostri desideri.
 E invece niente.
 
 
 Il sedile dell'altalena era umido, man mano che dondolavo sentivo i pensieri uscirmi dalla testa, rimanere un attimo aggrappati al nulla e poi cercare, senza successo, di rincorrermi quando l'altalena mi riportava indietro.
 
 
 Ho visto uscire di tutto; i ricordi mi sanguinavano dalle orecchie, si scioglievano sul brecciolino per terra.
 Sono usciti nomi, volti, lacrime, risate, partite di calcio e notti d'amore; sono colati via giorni, anni, lutti, nascite ed emozioni.
 
 La testa cominciava a girarmi, mi sentivo vuota, Happy, accanto a me, parlava e dondolava anch'egli. La luna si avvicinava e si allontanava al ritmo delle mie spinte e del cigolìo dell'altalena.
 Volevo buttare via tutto, mentre una lacrima mi cominciava a rigare il volto.
 Ma mi sentivo vuota, stava uscendo la mia linfa in qualche modo.
 
 Allora ho ripreso tutto, ho ingerito di nuovo nomi, volti, ricordi, senzasioni, parenti, amici, donne, animali e luoghi come in un velocissimo rewind.
 
 Segue ovvia notte di incubi.
scritto da Gays_Only alle ore 10:48 commenta    leggi commenti (0)
10.08.2006
Tiriamola tarda
 
  La sera è luminosa come la Settima di Beethoven.
  La gente ti fa male: senza volerlo, volendolo, non credendo di, non immaginando di, non sapendo. Parla con gli occhi velati, parla stringendo frammenti - e a nulla vale aggiungere altri pezzi, altre tessere: quella è la realtà, è andata così. Punto e basta.
  (Questo, forse, crea la differenza tra loro, così loro, e me, così fregnone.)
  Rifletto sul concetto di contro-transfert e su come e perché nascano i silenzi (o almeno una genia di essi), mi chiedo quanto a lungo, quanto in alto, quanto lontano può volare un aereo di carta.
  E se si può volare con un ombrello.
  (E' altresì esplosa l'intuizione già da tempo covata: voglio il terzo occhio.)
scritto da Only Happy alle ore 21:22 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
27.07.2006
Incontri
 
  Si scala gli anni.
  Proprio lei, bellissima con il suo sorriso brillante e i suoi occhi meravigliati, uscita fuori da chissà quale nebbia della memoria.
  E' proprio ciò che le chiedo: "Ma da dove salti fuori?". Lei non capisce, mi racconta ma non mi risponde: per lei essere lì è normale, per me quasi un miracolo.
  Dal pantano dei ricordi si è concretizzata, all'improvviso: la gioia nel vederla, l'ansia di sapere qualcosa di lei, di tornare anche per poco a nutrirmi di parte della sua vita è un'emozione fortissima, intensa, mi accende la giornata.
  Una laurea, un master, uno stage - ed è già diventata, a vederla, una donna in carriera.
  Bella lo è sempre stata: anche ora mentre mi saluta mezza stazione è girata a guardarci, a guardarla. Bella lo è ancora: così umorale (con le nuvole all'improvviso nei suoi frammenti di cielo azzurro), così intensa, così com'è.
  Eppure non splende più.
 
Caro nome, che il mio cor
festi primo palpitar.
scritto da Only Happy alle ore 21:19 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
25.07.2006
Questo pomeriggio
 
  Cristo, ho tutto il sole sciolto spappolato spiaccicato sotto le suole delle scarpe. Dove sono gli spazzini comunali?
  E sì che non è stata una cosa improvvisa: era là, si stava liquefacendo da ore. Una goccia, un'altra goccia e poi tutto giù che sembrava un Vajont di Vov.
  (Che poi, detto tra parentesi, la prima goccia è caduta proprio su casa mia, sulla pianta di basilico che uso per farci la torta alle mele caramellate. Risultato? Quella pianta con i suoi quattro metri di altezza non fa più ombra alla casa ma anzi brilla splende e splande che è una meraviglia. Stasera mi toccherà imbragare la casa e trascinarmela vicino al glicine della vicina.)
  C'era un gatto che stava bevendo tutto questo liquore dorato, mi sono avvicinato e gli ho chiesto: "Ehi, fratello, ma visto che ti piace bere ti posso offrire qualcosa stasera?". Al che lui: "Smamma, io la mia bella topa ce l'ho". Cane di un animale.
  Mi squilla il cellulare: non è nessuno ma rispondo ugualmente, hai visto mai, almeno ti fai due chiacchiere in compagnia, un po' come in quelle pubblicità dei detersivi dove si conoscono sempre tanti nuovi amici.
  Come diceva la versione originale di quella canzone di Gaber? Sì, quella lì, quando ancora doveva lavorare prima di diventare... Ah, ora ricordo:
 
C'è solo la strada ferrata
su cui puoi contare.
 
  In tutto questo i miei complessi, variegati, variopinti umori diventano risibili.
scritto da Only Happy alle ore 18:45 trackback (0) commenta    leggi commenti (0)
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